L’avevano proposto Cofferati e Rosy Bindi. Dare vita ad un Forum programmatico
tra l’Ulivo e i vari movimenti che impostasse il programma per le prossime
elezioni politiche e alla fine del percorso, nel 2004, concorresse all’elezione
della leadership.
L’aveva rilanciato la “rete dei movimenti” (una cinquantina
di associazioni e movimenti collegati fra di loro) con una lettera ai partiti
dell’Ulivo.
La risposta arrivò poco dopo e fu affermativa, ma le regole proposte
dai partiti lasciarono molte perplessità e accesero un infiammato dibattito
fra i movimenti. Un’esigua minoranza diceva che bisognava andare a trattare
per chiedere che quelle regole fossero riscritte insieme. La maggioranza diceva
che, a quelle condizioni, nessuna trattativa sarebbe stata possibile. Cofferati,
fra questi ultimi, disse no e trascinò dalla sua parte molti indecisi.
Tuttavia la riunione con i lider dei partiti e alcuni movimenti si tenne ugualmente
ed emerse grande disponibilità da parte dei maggiori partiti della coalizione
di centro sinistra. Si decise di svuotare gli incontri previsti delle regole
calate dall’alto e di rivedere insieme modi e forme di partecipazione
al processo Costituente che si avvierà il 13 aprile prossimo. L’impegno
assunto, in modo particolare da Rutelli, che pure dovrà poi cimentarsi
nella difficile composizione delle differenze dei partiti ulivisti, lascia adesso
la partita in mano ai movimenti che dovranno, parallelamente, mostrarsi capaci
di elaborare proposte di partecipazione alla Costituente che siano quanto più
condivise. Da questa doppia composizione di differenze, dovrebbe infine scaturire
il percorso comune.
Per alcuni di noi è ormai chiaro che si apre una nuova fase che, successivamente,
ci dovrebbe vedere impegnati in proposte programmatiche sui temi per i quali
ci siamo battuti e che ci stanno a cuore. Dalla protesta alla proposta. Altri,
invece, non sono di questa opinione. Rivendicano lo spontaneismo che ne ha caratterizzato
la nascita, rifiutando ogni forma di organizzazione, pensano di potersi nutrire
ancora di potere mediatico e continuano, sotto sotto, a coltivare la speranza
che i lider del centro sinistra lascino il posto ad una nuova classe dirigente.
La parte minoritaria -e chi scrive, si capisce, ne fa parte- pensa invece che
un minimo di organizzazione sia necessaria fra i movimenti, anche per scongiurarare
il rischio di ricadere nel vizio di classi dirigenti autoreferenziali.
Crede che il potere mediatico riempirà ancora le piazze ma le sta progressivamente
svuotando dei forti contenuti che le hanno animate all’inizio. E’
diventata, in parte, una moda girotondina per entrare nel “salotto buono”
di divi e politici di casa nostra. E, certe volte, l’abbiamo ai funerali
di Sordi, lo spostamento delle masse per potere mediatico non può che
suscitare qualche inquietudine.
La parte minoritaria ritiene che l’indisponibilità a trattare con
i lider dell’opposizione è lecita ma, quand’è così,
è necessario uscire dall’ambiguità e dichiararla, assumersene
le responsabilità ed avere individuato una classe politica alternativa
che non si vede quale sia. Oltre ai “soliti noti”, vecchie conoscenze
degli italiani, altre figure di rilievo non ne sono emerse. Nessuno di noi,
nella scorsa riunione, si è presentato con uno straccio di proposta programmatica,
ne’ con un contributo, ne’ con una bozza propositiva che non fosse
di sconcertante modestia. Molti si sono invece presentati con il proprio “no”.
E l’impressione è che a quel “no” di piazza Navona
buona parte del movimento è ancora fermo. Per sgomberare subito il campo
da antipatici sospetti, il nostro sì è tutt’altro che velleitario
e, perlopiù, non interessato a fette di potere che, peraltro, potremmo
avere per via più facile, sicura e rapida, accettando una delle plurime
candidature che a quasi tutti noi sono state offerte alle prossime elezioni.
E’ il sì di chi non si ritiene superiore a tutti gli altri e ha
il coraggio di crescere e di misurarsi. Di chi spera che tanti piccoli contributi
possano offrire sostegno all’Ulivo e aiutare la coalizione a depurarsi
dalle scorie dei personalismi aprendosi, in luoghi nuovi e più dinamici,
ad un confronto agile, innovativo, aperto che restituisca alla coalizione compattezza
e voglia di vincere. Consapevoli che il lavoro è arduo ed enorme e i
risultati saranno minuscoli passi.
Non sarà forse la grande rivoluzione che sognavano molti girotondini,
o una nuova Costituente del ’46 dalla quale emersero figure di alto profilo,
ma al momento questa sembra la strada più ragionevole. E anche Cofferati,
ora che le nostre ( e prima ancora le sue) richieste sono state accolte, dovrebbe
ritornare sui suoi passi. L’alternativa è, secondo noi, la formazione
dell’ennesimo partito di centro sinistra e il progressivo irrigidimento
del movimento in forme di autorappresentazione.
Marina Minicuci