I presentimenti c'erano tutti. Già prima di scoprire di avere un ministro del welfare avevamo intuito che la situazione era grave ma non seria. D'altronde, il povero Montanelli ci aveva avvisato qualche giorno prima di lasciarci: "Berlusconi è come un vaccino, gli italiani dovranno provarlo per esserne immuni". Certo, per provarlo l'abbiamo provato, ma questa inquietante e surreale escalation nemmeno i più indomiti iettatori erano riusciti a pronosticarla. Che dopo un anno di governo, dalla conduzione ispirata a Vanna Marchi, si istaurasse in questo paese la legge della giungla, dove tutti gli interessi convergono sul Presidente del Consiglio e la sua maggioranza corrotta, collusa, ignorante, incapace, servile e silente. Che si facesse carta straccia della Costituzione e che la seconda carica dello Stato, il Presidente Pera, trasformasse il Parlamento nello studio Previti. Che il miracolo italiano, stilato sulla lavagna di Emilio Fede, prevedesse informazione monopolizzata e drogata. Discredito della magistratura. Una scuola per deficienti, che si ferma appunto agli undici anni che sono l'età mentale degli elettori del Cavaliere (parole sue). Tagli all'Università e alla Ricerca. Sanità per pochi eletti. Vendita del patrimonio dello Stato. Condoni per ladri, evasori, abusivismi vari (anche quelli che provocano le tragedie ambientali e quindi umane). Crollo della produzione dei consumi. Una crescita del Pil tre volte meno di quello che prevedeva il governo. Una legge medioevale sull'embrione. Crisi dell'industria. Crolli verticali in Borsa… Tutto ciò, non c'è stato Do Nacimiento capace di pronosticarlo. E poi hanno pure il coraggio di dire che bisogna abbassare i toni e che i girotondi vogliono far cadere il governo! Diciamo la verità, i toni bisogna alzarli e dire sempre più forte e coralmente che al tavolo con questi bari non ci sediamo e questo governo non ha bisogno di nessuno che l'aiuti a cadere. E' già caduto. Più in basso si può solo sprofondare. Gli scellerati oracoli mediatici potranno estrarre dalle tasche quanti occhi, malocchi, prezzemoli e finocchi credono, ma una delle pagine più sciagurate e rozze della storia italiana è già stata scritta a caratteri indelebili. Noi continuiamo a dirlo. Il 14 settembre saremo almeno 100.000 in piazza. Non importa se poi la questura dirà che eravamo 8.000 e, qualcosa mi dice, i giornali e le tv ridurranno all'osso le notizie sulla nostra manifestazione. La dittatura mediatica non chiuderà gli occhi alle telecamere di tutte le televisioni d'Europa, alle migliaia di videocamere dei partecipanti, e soprattutto non chiuderà i nostri. Noi ci saremo e saremo trasversali, come sempre. Da sinistra a destra sono invitati tutti coloro che hanno a cuore il rispetto della Costituzione e lo Stato di Diritto che vuol dire che le regole sono stabilite fra chi governa e i cittadini in modo da garantire a tutti uguale trattamento davanti alla legge, pari opportunità e tutele. Che la magistratura non è influenzata, né influenzabile dalla politica e i giudici sono lasciati liberi di procedere secondo i dettami del codice, senza interferenze. Mentre un Presidente Garante non è un Presidente che non interviene mai, come vorrebbe farci credere qualcuno. Al contrario: il Presidente è tenuto a intervenire ogni volta che vengono violate le regole della Costituzione. Ed è pertanto necessario chiamare, con democratica pressione, il Garante della nostra Costituzione ad atti di coraggio e fermezza democratica.
Marina Minicuci (girotondi a Roma)