BOTTIGLIA AL MARE

Epilogo ad un racconto

Berkeley, California, 29 settembre 1980

Cara Glenda, questa lettera non le sarà mandata per le vie ordinarie perché niente fra di noi può essere inviato così, entrare nei riti sociali delle buste e della posta. Sarà piuttosto come se la mettessi in una bottiglia e la lasciassi cadere nell'acqua della baia di San Francisco al cui bordo si erge la casa da dove le scrivo; come se la legassi al collo di uno dei gabbiani che passano come frustate d'ombra davanti alla mia finestra e offuscano per un attimo i tasti di questa macchina da scrivere. In tutti i modi una lettera diretta a lei, a Glenda Jackson in qualche parte del mondo che probabilmente continuerà ad essere Londra; come molte lettere, come molti racconti, ci sono messaggi che sono bottiglie al mare ed entrano in questi lenti, prodigiosi sea-changes che Shakespeare cesellò ne La Tempesta e che amici inconsolabili scrivevano molto tempo dopo sulla lapide sotto la quale dorme il cuore di Percy Bysshe Shelley nel cimitero Caio Sestio, a Roma. È così, penso, che avvengano le comunicazioni profonde, lente bottiglie errando in lenti mari, così come lentamente si aprirà il cammino questa lettera che la reclama con il suo vero nome, non già la Glenda Garson che è pur sempre lei ma che il pudore e l'affetto cambiarono senza cambiarla, esattamente come lei cambia senza cambiare da un film all'altro. Scrivo a quella donna che respira sotto tante maschere, compresa quella che io le inventai per non offenderla, e scrivo perché anche lei ha comunicato con me dietro la mia maschera di scrittore; per questo ci siamo guadagnati il diritto di parlare così, ora che contro ogni possibilità mi è appena arrivata la sua risposta, la sua bottiglia al mare infrantasi sugli scogli di questa baia per riempirmi di una gioia sotto la quale pulsa un sentimento simile alla paura, una paura che non acquieta la gioia, che la trasforma in sgomento, la colloca di là della materia e da tutti i tempi come lei ed io senza dubbio abbiamo voluto ciascuno a modo suo. Non è facile raccontarle tutto questo perché lei non sa nulla di Glenda Garson, pure gli avvenimenti mi inducono a spiegarle inutilmente qualcosa che in qualche modo è la ragione della sua risposta; tutto accade a livelli differenti, in una duplicazione che trasforma in assurdo qualsiasi procedimento ordinario di contatto: stiamo scrivendo o agendo per terzi, non per noi stessi, e perciò questa missiva prende la forma di un testo che sarà letto da altri e magari mai da lei, o forse anche da lei ma solo in qualche lontano giorno, nel medesimo modo in cui la sua risposta è già conosciuta da terzi mentre io l'ho ricevuta appena tre giorni fa e per puro caso in viaggio. Credo che se i fatti si svolgono così, a nulla servirà tentare un contatto diretto; credo che l'unica possibilità di dirle questo è indirizzandolo ancora una volta a coloro che lo leggeranno come letteratura, un racconto dentro l'altro, una coda a qualcosa che sembrava destinato a finire con quella perfetta conclusione definitiva che secondo me devono avere tutti i buoni racconti. E se spezzo le regole, se a modo mio le sto scrivendo questo messaggio, lei che magari mai lo leggerà è colei che forse mi sta chiedendo che glielo scriva. Conosca, allora, quello che non poteva conoscere e tuttavia conosce. Esattamente due settimane fa Guillermo Shavelzon, il mio editore in Messico, mi ha consegnato le prime copie di un libro di racconti che ho scritto negli ultimi tempi e che porta il nome di uno di essi, Amiamo tanto Glenda. Racconti in spagnolo, naturalmente, e che solo nei prossimi anni saranno tradotti in altre lingue, racconti che da questa settimana hanno cominciato a circolare in Messico e che lei non ha potuto leggere a Londra, dove perlopiù non mi si legge e ancor meno in spagnolo. Devo parlarle di uno di questi sentendo al medesimo tempo, e in questo risiede l'ambiguo orrore che aleggia in tutto ciò, l'inutilità di farlo perché lei, in un modo che solo il racconto medesimo può insinuare, lo conosce già; contro tutte le ragioni, contro la ragione stessa, la risposta or ora ricevuta me lo dimostra e mi costringe a fare ciò che sto facendo di fronte all'assurdo, se questo è assurdo, Glenda, e io credo che non lo sia benché né lei né io possiamo sapere quello che è. Lei ricorderà allora, anche se non può ricordare qualcosa che mai ha letto, qualcosa le cui pagine serbano ancora l'umidità dell'inchiostro della stampa, che in questo racconto si parla di un gruppo di amici di Buenos Aires che condividono in una furtiva fratellanza da club l'affetto e l'ammirazione che sentono per lei, per quell'attrice che il racconto chiama Glenda Garson ma la cui carriera teatrale e cinematografica è indicata con sufficiente chiarezza affinché chiunque lo meriti possa riconoscerla. Il racconto è molto semplice: gli amici amano tanto Glenda che non possono tollerare lo scandalo che alcuni suoi film siano al di sotto della perfezione che ogni grande amore postula e necessita, e che la mediocrità di certi registi intorpidisca ciò che senza dubbio lei aveva perseguito mentre li girava. Come ogni narrazione che propone una catarsi, che culmina in sacrificio lustrale, questa si permette di trasgredire la verosimiglianza in cerca di una verità più profonda ed ultima; così il club opera allo scopo di appropriarsi delle copie dei film meno perfetti, e le modifica laddove una mera soppressione o un cambiamento appena percettibile nel montaggio ripareranno le imperdonabili goffaggini originali. Suppongo che lei, come loro, non si preoccupi per le vili impossibilità pratiche di un'operazione che il racconto descrive senza dettagli farraginosi; semplicemente la fedeltà e il denaro fanno la loro parte, e un giorno il club potrà dare per concluso il lavoro ed entrare nel settimo giorno della felicità. Felicità soprattutto perché in quel momento lei annuncia il suo ritiro dal teatro e dal cinema, concludendo e perfezionando senza saperlo un lavoro che la reiterazione e il tempo avrebbe finito per macchiare. Senza saperlo… Ah, io sono l'autore del racconto, Glenda, però ora non posso affermare ciò che mi pareva chiaro scrivendolo. Ora mi è arrivata la sua risposta, e qualcosa che non ha nulla a che vedere con la ragione e mi obbliga a riconoscere che il ritiro di Glenda Garson cela qualcosa di strano, quasi di forzato, per arrivare così al termine giusto del lavoro dell'ignoto e lontano club. Tuttavia continuo a parlarle del racconto malgrado adesso il suo finale mi paia orribile perché devo raccontarlo a lei, ed è impossibile non farlo poiché è già stato scritto nel libro, poiché tutti ne stanno venendo a conoscenza in Messico da dieci giorni a questa parte e soprattutto perché anche lei lo sa. Semplicemente, un anno dopo Glenda Garson decide di ritornare al cinema, e gli amici del club leggono la notizia con l'opprimente certezza che adesso non sarà più possibile ripetere un procedimento che sentono terminato, definitivo. Solo resta loro un modo per difendere la perfezione, l'apice della suddetta tanto duramente raggiunto: Glenda Garson non arriverà a girare il film annunciato, il club farà il necessario e per sempre. Tutto questo, come vede, è un racconto all'interno di un libro, con qualche svolazzo fantastico ed insolito, e coincide con l'atmosfera degli altri racconti di quel volume che il mio editore mi consegnò alla vigilia della mia partenza dal Messico. Che il libro porti questo titolo si deve semplicemente al fatto che nessun altro racconto aveva per me la risonanza un po' nostalgica e innamorata che il suo nome e la sua immagine risvegliano nella mia vita da quando un pomeriggio, nell'Aldwych Theater di Londra, la vidi fustigare con la setosa frusta dei suoi capelli il torso nudo del marchese di Sade; impossibile sapere quando scelsi quel titolo per il libro, che in qualche modo stava separando il racconto dal resto e ponendo tutta la sua forza nella copertina, così come adesso nel suo ultimo film che ho visto appena tre giorni fa qui a San Francisco, qualcuno ha scelto un titolo, Hopscotch, qualcuno che sa che questa parola si traduce Rayuela in spagnolo. Le bottiglie sono arrivate a destinazione, Glenda, però il mare nel quale sono andate alla deriva non è il mare dei vascelli e degli albatros. Tutto accadde in un istante, pensai ironicamente che ero venuto a San Francisco per fare un corsetto con gli studenti di Berkeley e che ci saremmo divertiti per la coincidenza del titolo di quel film e quello del romanzo che era uno dei temi di lavoro. Allora, Glenda, vidi la fotografia della protagonista e per la prima volta ebbi paura. Essere arrivato dal Messico portando un libro che si annuncia col suo nome, e trovare il suo nome in un film che si annuncia col titolo di uno dei miei libri, si profilava come un bello scherzo del destino che tante volte mi ha giocato scherzi simili; ma questo non era tutto, questo non era niente finché la bottiglia andò in frantumi nell'oscurità della sala e seppi la risposta, dico risposta perché non posso né voglio credere che sia una vendetta. Non è una vendetta pure qualcosa al confine dell'ammissibile, un invito ad un viaggio che si può compiere solo in territori di là da tutti i territori. Il film, che è alquanto scadente, s'ispira ad un romanzo di spionaggio che non ha nulla a che spartire con lei e con me, Glenda, e appunto per questo percepii che da questa storia piuttosto stupida e convenientemente volgare si desumeva ben altro, qualcosa d'impensabile dato che lei non poteva avere niente da dirmi o magari sì, perché adesso lei era Glenda Jackson ed aveva accettato di girare un film con quel titolo e io non potevo tralasciare di intuire che lo aveva fatto in quanto Glenda Garson, dalla soglia di quella storia nella quale io così l'avevo chiamata. E che il film non avesse con ciò alcun rapporto, che fosse una commedia di spionaggio a stento divertente, mi induceva a pensare all'ovvio, a quelle cifre e scritture segrete che in una pagina di qualsiasi giornale o libro previamente concordati rinviano alle parole che trasmetteranno il messaggio per chi ne conosce la chiave. Ed era così, Glenda, era esattamente così. Ho bisogno di provarglielo quando l'autrice del messaggio è al di sopra di tutte le prove? Se lo dico è per i terzi che leggeranno il mio racconto e vedranno il suo film, per lettori e spettatori che saranno gli inconsapevoli ponti dei nostri messaggi: un racconto che si è ora stampato, un film che è appena uscito, ed ora questa lettera che quasi indicibilmente li contiene e li conclude. Abbrevierò un riassunto che ormai ci interessa poco. Nel film lei ama una spia che si è messa a scrivere un libro chiamato Hopscotch allo scopo di denunciare i loschi traffici della CIA, dell'FBI e del KGB -squisiti uffici ai quali egli si è dedicato- che ora vogliono eliminarlo. Con una lealtà che si alimenta di tenerezza lei lo aiuta ad ordire l'incidente che lo darà per morto agli occhi dei suoi nemici; la pace e la sicurezza vi attendono quindi in qualche angolo del mondo. Il suo amico pubblica Hopscotch, che anche se non è il mio romanzo dovrà per forza chiamarsi Rayuela quando qualche editore di "best sellers" lo pubblicherà in spagnolo. Un'immagine verso la fine del film mostra copie del libro in una vetrina, così come l'edizione del mio romanzo dovette apparire in alcune vetrine degli Stati Uniti quando anni fa fu pubblicato dalla Pantheon Books. Nel racconto che è appena uscito in Messico io la uccisi simbolicamente, Glenda Jackson, e in questo film lei collabora all'eliminazione ugualmente simbolica dell'autore di Hopscotch. Lei, come sempre, è giovane e bella nel film, e il suo amico è vecchio e scrittore come me. Con i miei compagni del club compresi che solo nella sparizione di Glenda Garson si sarebbe incisa per sempre la perfezione del nostro amore; lei seppe anche che il suo amore esigeva la sparizione per essere in salvo. Ora, alla fine di questo mio scritto col vago orrore di qualcosa altrettanto vaga, so per certo che il suo messaggio non contiene vendetta alcuna ma piuttosto un'incalcolabile e splendida simmetria, che il personaggio del mio racconto si è appena incontrato col personaggio del suo film perché così ha voluto, perché solo questo duplice simulacro di morte per amore poteva avvicinarli. Là, in quel territorio di là da ogni bussola lei ed io ci stiamo guardando, Glenda, mentre io qui concludo questa lettera e lei in qualche luogo, penso a Londra, si trucca per entrare in scena o studia il copione per il suo prossimo film.

Julio Cortázar

Traduzione Marina Minicuci (1995)