BISOGNA LEGGERE CORTAZAR
In una edizione delle opere di Julio Cortazar, uscita anni addietro nei paesi ispanici, campeggiava la scritta: “Hay que leer a Cortazar” (Bisogna leggere Cortazar). Imperativo condiviso dalla casa editrice Einaudi che all’incirca ogni lustro riedita alcune opere dell’originale e prolifico scrittore argentino.
Questa è la volta dell’elegante e ben curata edizione de “Il gioco del mondo (Rayuela)” e de “Il persecutore” un agile libretto ispirato alla figura di Charlie Parker.
“Il gioco del mondo (Rayuela)” - Einaudi, 2002, pp 554, euro 22, traduzione Flaviarosa Nicoletti Rossini- è un’opera fondamentale della letteratura latino americana contemporanea che si svolge in una Parigi popolata di bizzarri e grotteschi personaggi. Il protagonista, l’eterno studente argentino Horacio Oliveira, è un uomo di intelligenza mediocre che cerca disperatamente qualcosa senza sapere che cosa. E tuttavia pensa, o meglio intuisce, che per trovare la vera vita dovrà fare piazza pulita di tutto ciò che gli sta attorno, affetti, luoghi, cose, perche’ solo cancellando tutto potrà, con una pagina bianca dinnanzi, reinventare la realtà. I personaggi del romanzo si incontrano e disincontrano senza sapere che si stanno muovendo attraverso la città e l’esistenza come attraverso le caselle del “gioco del mondo” e alla perenne ricerca del fulcro. Ovvero del Centro di un labirinto per rappresentare il quale Cortazar usa simbolicamente il gioco infantile delle caselle disegnate sul suolo con il gesso. Ma dietro questa semplice raffigurazione vi è un sofisticato metaforismo che ci rimanda a ben più complesse immagini, come quelle, non rare in America latina, di disegni realizzati per terra con immagini geometriche, a volte di enorme complessità, che rappresentano la Creazione o altri grandi misteri che inquietano l’umanità dalla sua orgine e che si sviluppano attorno al mandala, parola sanscrita che indica il cerchio centrale inteso, talvolta, come “barriera di fuoco” che da una parte proibisce l’accesso ai non iniziati, ma dall’altra simbolizza la conoscenza metafisica che “brucia l’ignoranza”. Anche ne “Il persecutore”, -Einaudi, 2003, pp.104, 9,5 euro, traduzione Cesco Vian- Cortazar ripropone un personaggio primitivo che non sembra esprimere pensieri ma solo istinto, che è forse l’inizio del pensiero. Questa è una figura che lo scrittore argentino dichiarò di avere “perseguito”, quasi come un’ossessione, per molto tempo nel mondo della letteratura e dell’arte. Cercava un individuo che benche’ dotato di enorme intuizione, fosse molto ignorante e che, in altre parole, manifestasse una mancata integrazione fra le ragioni del cuore con quelle della mente. Finche’ un giorno, leggendo un articolo sul profilo del grande jazzista Charlie Parker, pubblicato in occasione della sua morte, riconobbe il personaggio da molto ricercato. Nacque così questo racconto incentrato nel mondo del jazz, musica amatissima da Cortazar, della prima metà del novecento. “Il persecutore” è dunque un omaggio al genio e la sregolatezza di Charlie Parker, la tragica figura dell’indimenticato the Bird (ricordate il film di Eastwood del 1988!) qui rappresentato dai tanti volti che compongono il puzzle attraverso il quale ciascun lettore deciderà quale dei vari personaggi del romanzo è, in realtà, il persecutore. Hay que leer a Cortazar e, talvolta, anche rileggerlo.
Marina Minicuci