LA CITTA' ROSA E ROSSA

Carlo Frabetti

Traduzione: Marina Minicuci

E' necessario misurare tutto il misurabile e rendere misurabile ciò che non lo è. Galileo LA CITTA' ROSA E ROSSA

Match me such marvel saved in Eastern clime, A rose-red city half as old as time. John William Burgon

La Città Rossa si ergeva solitaria al centro di un'immensa pianura. I suoi abitanti non conoscevano altra popolazione, e i Libri Sacri affermavano che la Città Rossa era l'unica al mondo, benché, secondo alcuni esegeti, in certi passaggi oscuri si alludesse ad un'enigmatica Città Rosa, situata enormemente lontano, in direzione del sol nascente. I più ortodossi interpretavano quei passaggi criptici come allusioni poetiche alla propria città, e sostenevano che dove alcuni avevano letto "Rosa" in realtà vi era scritto "Rossa". Poiché nei Libri Sacri abbondavano i passaggi oscuri e le frasi misteriose, la discussione divenne interminabile, e alla fine si decise di mandare una spedizione in cerca dell'ipotetica Città Rosa. Le famiglie più bellicose e arroganti dimenticarono gli screzi che le contrapponevano e si allearono per formare un grande esercito, che partì in direzione del sol nascente. Dopo cent'anni, i loro discendenti arrivarono alla città Rosa, la conquistarono e la saccheggiarono. Poi ripresero la marcia in senso contrario, verso ponente, di ritorno alla Città Rossa con la buona nuova della scoperta e conquista della Città Rosa. Dopo cent'anni, i discendenti dei conquistatori fecero il loro ingresso trionfale nella Città Rossa, dove seppero che questa era stata conquistata e saccheggiata cent'anni prima da un potente esercito giunto da ponente, che diceva di procedere da una città più rossa. Dopo averla saccheggiata, gli invasori erano tornati da dove erano venuti. Così, pareva vi fossero altre due città nel mondo: la Città Rosa e La Città Più Rossa. Senza perdere tempo, gli ostinati invasori organizzarono un nuovo esercito e partirono verso ponente per vendicare l'affronto subito dalla Città Più Rossa. Dopo cent'anni i loro discendenti la trovarono, la conquistarono e la saccheggiarono, e tornarono alla Città Rossa con la buona nuova. Quando, cent'anni dopo, i discendenti dei conquistatori della Città Più Rossa arrivarono alla Città Rossa, appresero che questa era stata conquistata e saccheggiata cent'anni prima da un esercito proveniente da levante. Dedussero che era stata una spedizione di rappresaglia inviata dalla Città Rosa e quindi ne pianificarono la definitiva distruzione. Ma, se mentre l'esercito della Città Rossa era in viaggio per la Città Rosa, i risentiti abitanti della Città Più Rossa avessero inviato a loro volta un'altra spedizione? A complicare il dilemma si aggiunsero le dichiarazioni eretiche di un vecchio filosofo, il quale suggerì la possibilità che il mondo non fosse piatto e infinito, come affermavano i Libri Sacri, ma sferico, e che la Città Rossa, la Città Rosa e la Città Più Rossa fossero in realtà la stessa. "Dopo cent'anni -argomentava il saggio -i discendenti dei primi invasori che partirono diretti a levante completarono il giro del mondo, tornarono al punto di partenza e credettero d'aver trovato la Città Rosa (la nostra urbe è, in realtà, di un rosso rosato e siccome costoro non l'avevano mai vista, la immaginavano di un rosso acceso). Conquistarono la Città Rosa-Rossa e dissero di provenire da una città più rossa. Poi partirono diretti a ponente, tornando dove credevano si trovasse la Città Rossa, fecero un altro giro del mondo in senso inverso e i loro discendenti arrivarono, dopo cent'anni, di nuovo alla nostra città, l'unica esistente. Allora, fu loro riferito l'attacco dell'esercito della città Più Rossa, che in realtà era quello dei loro avi, i quali credevano d'aver trovato la Città Rosa, che in realtà…" Il saggio fu condannato all'ostracismo poiché eretico e antipatriottico (aveva sottovalutato l'intensità del colore della città) e alla fine si decise di mandare simultaneamente due spedizioni, più numerose delle precedenti, una alla Città Rosa e l'altra alla Città Più Rossa, con lo scopo di distruggerle entrambe definitivamente e intercettare e sbaragliare eventuali eserciti da queste provenienti e diretti alla Città Rossa. Prima di partire per il confino, il vecchio filosofo predisse che i discendenti di entrambi gli eserciti si sarebbero incontrati all'altro lato del mondo e si sarebbero annientati a vicenda. Poco mancò che morisse lapidato. Passarono gli anni, passarono i secoli, e nessuna delle due spedizioni punitrici ritornò alla Città Rossa, che non fu più attaccata. I Nuovi Libri Sacri dicono che tanto la Città Rosa quanto la Città Più Rossa furono rase al suolo dall'esercito della Città Rossa, che a sua volta cadde annientato dall'imponente sforzo. Ragione che non rese possibile inviare una spedizione di ritorno con la buona nuova che la Città Rossa era, ora sì, l'unica città del mondo, proprio come affermavano i Vecchi Libri Sacri, che, alla lunga, avevano sempre ragione.

LO SPECCHIO VIRTUALE

Narciso pregò Afrodite di abolire l'insuperabile barriera dello specchio e dare realtà corporea a colui che, malato d'amore, lo contemplava dall'altro lato. Così fece la dea; ma invano tentarono i due Narcisi di fondersi nel sognato abbraccio, i loro cervelli (e pertanto le loro menti) erano perfettamente simmetrici come il resto dei loro corpi. Ogni movimento dell'uno era il riflesso speculare del movimento dell'altro. Se uno tendeva la mano destra, l'altro avanzava simmetricamente la sinistra, fino a quando entrambe s'incontravano a metà strada, dito contro dito, palmo contro palmo. Ed era inutile che le loro dita tentassero di intrecciarsi, poiché il più piccolo spostamento di una mano verso la sua destra si accompagnava all'esatto e simultaneo movimento dell'altra verso la sua sinistra, di modo che, a causa della loro perfetta sincronizzazione, era come se fra i due Narcisi vi fosse una barriera tanto impenetrabile quanto la superficie dello specchio. (In questa favola si presume che il cervello funzioni in accordo con la teoria determinista, secondo la quale una stretta casualità governa tutti i fenomeni, di modo che una determinata situazione può evolvere solo in un modo: quello che le cause che contribuiscono alla sua trasformazione determinano in modo fatale e univoco. Se questo fosse vero, due corpi simmetrici governati da cervelli ugualmente simmetrici si comporterebbero, in assenza d'interferenze esterne, come se uno fosse l'immagine speculare dell'altro, cosa che genererebbe fra i due una barriera virtuale tanto piatta e impenetrabile come la superficie di uno specchio -si osservi la metasimmetria della situazione: un essere reale e uno specchio reale generano un'immagine virtuale simmetrica; un essere reale e la sua immagine simmetrica reale generano uno specchio virtuale-. Ma se supponiamo che il caso che -come ha dimostrato la meccanica quantistica- impera nel mondo microfisico si manifesti in qualche modo nel livello funzionale del cervello, forse i due Narcisi potrebbero trasgredire alla loro ferrea simmetrica e consumare il loro abbraccio).

LA PULCE SMISURATA

Pensò la pulce: "Se piccola come sono posso fare salti alti come un tavolo se fossi grande come un uomo potrei saltare sulle montagne". Chiese, dunque, a Zeus che le donasse umane dimensioni, e Zeus, per crudeltà o stupidità (nessuno sa se gli dei sono crudeli o semplicemente stupiti), glielo concesse. E fu così che la pulce gigante sprofondò sotto il suo medesimo peso come un enorme guscio schiacciato da un masso invisibile. (La pulce non aveva tenuto conto -e forse nemmeno Zeus- che il peso è proporzionale al volume, mentre la resistenza è proporzionale alla sezione, vale a dire, alla superficie. Questo è evidente nel caso di una corda: la sua resistenza è proporzionale al suo spessore ed indipendente alla sua lunghezza; o in quello di una colonna: se ne aumentiamo l'altezza ne aumenteremo il peso, ma non la capacità di sostegno, che dipende solo dalla superficie della sua sezione trasversale. Supponiamo che la lunghezza delle zampe e delle altre misure lineari della pulce si moltiplicassero per mille, il suo volume, e pertanto il suo peso, sarebbe mille milioni -mille al cubo- di volte maggiore, ma le dimensioni delle sue zampe e del suo guscio, vale a dire, la sua resistenza, aumenterebbe solo un milione -mille al quadrato- di volte. In proporzione, la pulce gigante sopporterebbe un peso -il suo peso- mille volte maggiore di quando aveva le sue dimensioni originali e -come i grandi imperi- morirebbe schiacciata dalla sua medesima dismisura.)

IL TALLONE DI ACHILLE

È assurdo pensare che, come sostiene l'Iliade, Achille sia morto poiché colpito al tallone dalla freccia di Paride. Quest'errore deriva, probabilmente, da ciò che induce sovente a confondere l'unicità del superlativo con la superlatività dell'unico. Un grande artista può essere unico nel senso che non vi è nessuno che lo uguagli, ma un unico artista non necessariamente sarà grande. E non è lo stesso avere un'unica abilità che un'abilità unica. Il fatto che il tallone d'Achille fosse il suo unico punto vulnerabile non avrebbe dovuto per questo aumentarne la vulnerabilità, e meno ancora convertirlo in un punto mortale. Pertanto è molto più logico supporre che la freccia di Paride si sia limitata ad azzoppare l'eroe, cosa che spiegherebbe, inoltre, la sua polemica corsa con la tartaruga, poiché tale confronto non avrebbe avuto il minimo senso se, l'altrimenti veloce Achille, fosse stato in pieno possesso delle proprie facoltà.

L'EDONISTA E L'ASCETA

-Non è proprio dell'uomo, l'essere razionale e etico, condurre una vita tanto facile e rilassata come la tua -rimproverò l'asceta all'edonista. -Ti sbagli, amico mio -rispose l'edonista -se credi che la ricerca del piacere costituisca un'opzione ovvia ed indolente; al contrario, pone complessi problemi strategici e amministrativi. Quale piacere eleggere fra i molti che si escludono mutuamente? A che prezzo? I pranzi copiosi e succulenti, per esempio, compensano i fastidi di una digestione pesante e, alla lunga, il mostruoso peso dell'obesità? Lo stesso perseguire il piacere, non è sovente un'attività faticosa e rischiosa che giustifica appena l'effimero risultato? D'altra parte, se la posposizione del piacere ne aumenta l'intensità, mentre il suo eccesso mitiga i sensi, non sarai tu, asceta, il massimo edonista, dato che posponendo indefinitamente il piacere lo dilati senza limiti, al tempo stesso in cui spingi agli estremi l'acutizzarsi delle tue sensazioni?

LA VOTAZIONE

Fu necessario votare. Alcuni proposero che si votasse a mano alzata, altri replicarono che il voto doveva rimanere segreto. Poiché non si mettevano d'accordo, fu necessario votare a favore o contro il voto segreto. Alcuni proposero che questa questione si votasse a mano alzata, altri replicarono che il voto sulle modalità di voto doveva essere segreto. Poiché non si mettevano d'accordo, si rese necessario votare se il voto sulle modalità di votazione doveva essere segreto. Alcuni proposero che su questa questione si votasse a mano alzata, altri replicarono che…