da Europa del 21 febbraio 2003
 
22 febbraio 2003: partono le tv di quartiere
 
E’ possibile che l’Italia stia tornando alla stagione delle radio e tv libere degli anni Settanta. Quella che si affermò con le sentenze della Corte costituzionale, del ’74 e del ’76, che sancirono l’incostituzionalità del monopolio dell’etere e permisero il proliferare di centinaia di emittenti in tutto il paese. La stagione che vide anche la nascita di Telemilano, nata per trasmettere nel quartiere di Milano Due, costruito da un allora palazzinaro milanese. Le analogie non mancano. Allora il monopolio Rai, oggi il duopolio Berlusconi-Berlusconi.
A giudicare dal fermento che agita la capitale nelle ultime settimane è possibile che stia accadendo qualcosa di simile. Un susseguirsi di riunioni affollate di registi e tecnici Rai e Mediaset intenti a progettare palinsesti. Un centinaio di Parlamentari del centro sinistra che si fanno garanti delle neonate tv di quartiere. Un disegno di legge ad hoc dell’onorevole Giovanna Grignaffini. Avvocati intenti a studiare le forme idonee per tutelare gli intrepidi delle tv. Girotondini (quattro telestreet, due a Roma, una a Torino e una Padova fanno capo alla rete dei movimenti), pionieri anche delle tv-fai-da-te, che brandiscono l’articolo 21 della costituzione che prevede libertà e pluralismo d’informazione.

Si capisce così perché il ministro Gasparri si occupi di un pugno di micro tv, in realtà ancora pressoché virtuali, paventandone l'imminente soppressione perche’ prive di concessioni "dimenticando che le concessioni non sono mai state rilasciate poiché la stessa legge Mammì 223/40 lo impediva e quindi se un giudice ci obbligherà a chiudere con noi dovranno farlo anche tutte le altre tv, prima fra tutte retequattro" -dice Giancarlo Vitali, ideatore di Orfeo tv, la madre delle tv di quartiere, nonché del neonato network telestreet.

Le emittenti più deboli del pianeta, mezzo watt (uno se dotate di amplificatore) tessono la rete di un progetto orizzontale, che non cerca capitali miliardari per esprimersi e non insegue velleitari progetti imitando la tv che biasima, ma conta sulla moltiplicazione, organizza le debolezze per trasformarle in forza collettiva. Non era questo il compito della sinistra? Ma soprattutto rifugge dalle stupidaggini condivise, dal conformismo delle opinioni, dall’omologazione dei gusti, dalla imperante volgarità della ricchezza facile. Un contenitore aperto a tutto il quartiere e senza scopo di lucro. Ma anche una tv che, quantomeno nelle emissioni unificate, sarà professionale. Fatta con pochi mezzi ma da professionisti. Installarne una è facile. E’ sufficiente un’attrezzatura minima, che per i profani si traduce in un kit preconfezionato, al costo di 1300 euro, compresa l’istallazione dell’antenna e del trasmettitore, come pure la ricerca di un canale libero o di un cono d’ombra (ce ne sono a migliaia) che è, in altre parole, una zona franca dove non arriva il segnale di un determinato canale. Ci si inserisce lì e si trasmette senza disturbare le altre frequenze che popolano il fitto catasto dell’etere. Naturalmente è necessario confezionare i programmi, ma per cominciare si può usufruire del ricco repertorio accumulato in quest’anno di censure (manifestazioni, spettacoli, dibattiti) e cortometraggi, documentari, servizi giornalistici. Per l’esordio è già pronta una video cassetta montata con i contributi di tutte le tv, quelle già in onda e quelle che si inaugureranno sabato prossimo, sul tema della pace. Quanti volessero cimentarsi nella sfida catodica e installare una tv di quartiere, troveranno informazioni e assistenza al sito www.telestreet.it

Infine, le tv di quartiere, sono collegate ad altri progetti a carattere nazionale e internazionale. Dal progetto satellitare, ai contatti con gruppi europei che vorrebbero consociarsi in una tv comune. Insomma, dal micro al macro. "Se tutto ciò che potrebbe essere sarà" -conclude Vitali- "nasceranno mille telestreet e tutte confluiranno nel progetto di un quarto polo televisivo italiano". Se invece non tutto ciò che potrebbe essere si realizzerà -diciamo noi- le tv di strada avranno comunque aperto il varco a un patrimonio di risorse umane, di capacità negate e professionalità mortificate che, speriamo, si insinui nei mille coni d’ombra ancora vergini del pensiero unico.

Marina Minicuci

 

SCHEDA TV DI QUARTIERE

In onda:

Bologna: Orfeo Tv orfeotv@libero.it

CZ (Squillace): Telerobbinud telerobbinud@supereva.it

Genova: Televisione Indipendente Ligure indipendentelig@libero.it

LT (Gaeta): Telemonteorlando prol@libero.it

PA (Termini Imerese): Telefabbrica telefabbrica@libero.it (rediviva)

Pronte a partire il 22 febbraio:
BA (Monopoli) La confraternita del rosso
BO Albornoz TV-Telestreet (San Ruffillo)
BO TeleImmagini-Telestreet (Bolognina)
BO TVTB tv-Telestreet (Bitone Fossolo2)
BS (per ora in segreto)
CT (per ora in segreto)
FI Gli Anellimancanti TV-Telestreet (Santa Maria Novella)
LT (Gaeta) La Voce del sud-Telestreet
LT (Scauri) Tele In-Telestreet
MI Nomade Tv-Telestreet (viale Monza)
MI Mosaico Tv-Telestreet (Porta Venezia)
PA TiVitti-Telestreet
PD RagnaTele-Telestreet
PD (Este) Este Tv-Telestreet
PD (Villa Estense) Challenger Tv-Telestreet
PI OttolinaTv-Telestreet
RM Challenger Tv-Telestreet
RM Teleaut (quartiere Monti-Cavour) e, sempre Teleaut, (quartiere Boccea)

RM Pitbull Tv (Tuscolano Cerveteri)
RM SpegniLa Tv-Telestreet (Primavalle Roma nord)
SI SienaCrew (su cavo)

TO Prometeo-Telestreet-
VI No Privilegi Politici -Telestreet
E altrettante in fase di installazione.